Vaccini obbligatori: capiamo perché sono utili e perché non causano l’autismo

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Vaccini obbligatori: capiamo perché sono utili e perché non causano l’autismo

Vaccini

Lo scorso 23 marzo  si è tenuta a Padova la conferenza “Vaccini. Una scelta di salute, un dovere civico”, promossa dal gruppo CICAP Veneto e dal circolo di Padova dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti).
L’evento, patrocinato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e moderato dal dott. Massimo Albertin, dell’ospedale di Abano Terme, ha visto come relatore il professor Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia presso il dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Padova.
I vaccini sono ad oggi il più efficace e sicuro dei presidi medici mai prodotti: basti guardare al crollo verticale del numero di casi mortali o in grado di generare complicazioni gravi (tumori, paralisi permanenti o malformazioni congenite) occorso ogni volta che è stato introdotto un vaccino.
A questi fatti, purtroppo, si sovrappone una campagna di disinformazione anti-vaccinale che ha indotto molte persone a dubitare della sicurezza dei vaccini e molti genitori ad esitare o rifiutare la vaccinazione per i propri figli.
I recenti dati sulle vaccinazioni pediatriche diffusi dal Ministero della Salute ha evidenziato una sensibile riduzione della copertura vaccinale che rischia di avere gravi ripercussioni sulla salute pubblica.
Proprio dalla preoccupazione per tali rischi e per contrastare il diffondersi della cosiddetta “vaccine esitancy” è nata l’idea di questo incontro con il professor Palù. Quanto segue è una sintesi dei numerosi temi trattati.

A cosa servono le vaccinazioni

I vaccini sono uno strumento assai efficace per prevenire malattie gravi, potenzialmente mortali e per le quali non esistono cure. Il caso più eclatante è quello del vaiolo, una patologia virale per la quale gli antibiotici sono inutili, che a seguito dell’introduzione della vaccinazione obbligatoria (1967), è di fatto scomparsa in pochi anni, al punto da dichiarare del tutto eradicato il virus già nel 1980. La stessa incidenza di malattie infettive come morbillo, rosolia, pertosse, parotite è stata ridotta a pochi casi.

Cosa contengono i vaccini e come funzionano

I vaccini sono farmaci che contengono piccole quantità di un agente infettivo attenuato o inattivato (virus o batterio), componenti di microrganismi resi innocui (singole proteine, anatossine, polisaccaridi del rivestimento glucidico) o proteine ottenute sinteticamente.
Una volta somministrati evocano una risposta immunologica simile a quella prodotta naturalmente dall’infezione senza però portare all’insorgenza vera e propria della malattia. Questo provoca una cosiddetta “immunità artificiale” all’agente patogeno – dunque alla malattia – che protegge il paziente vaccinato per anni dopo una sola somministrazione.
L’immunità acquisita con il vaccino è identica a quella “naturale” di chi sopravvive alla malattia. Il vantaggio sta proprio nel diventare immuni senza ammalarsi ed evitando ogni complicazione.
Per alcune delle principali malattie per cui ci si può vaccinare (difterite, epatite virale di tipo B, meningite, morbillo, infezione da papilloma virus umano, parotite, pertosse, poliomielite, rosolia, tetano e varicella), la vaccinazione è obbligatoria nei neonati e per alcune categorie professionali. Alcuni vaccini vengono invece somministrati solo in occasione di viaggi in Paesi dove la malattia è considerata endemica.

Da cosa nasce la diffidenza

Il vaccino è un presidio preventivo: lo si somministra senza sapere se il vaccinato sarà mai effettivamente in contatto con la malattia. È lecito allora chiedersi perché vaccinarsi per malattie che sembrano scomparse. In un paese come l’Italia, dove per molte malattie gravi non si registrano più casi, una significativa quota della popolazione ha perso la percezione dei rischi che comportano. A questo proposito è bene chiarire che, nel caso delle malattie per cui esistono i vaccini, la possibilità di entrare in contatto con il patogeno non è nulla. Abbiamo potuto vederlo per la difterite, sostanzialmente scomparsa in tutta Europa. In Spagna non era registrato alcun caso da trent’anni, ma recentemente un bambino di sei anni è stato ucciso da questa malattia. Il bambino non era vaccinato in quanto i suoi genitori non hanno ritenuto rilevante il rischio che potesse ammalarsi((http://salutpublica.gencat.cat/ca/actualitat/alertes_salut_publica/Cas-de-difteria-a-Olot/index.html))((http://www.epicentro.iss.it/problemi/difterite/RiflessioniSpagna.asp)).

Dunque perché è conveniente vaccinarsi

È chiaro che, in caso di insorgenza della malattia nella comunità, i soggetti vaccinati avranno probabilità ridottissime o nulle di contrarre l’infezione. Il vantaggio delle vaccinazioni di massa, però, va oltre il caso personale. Se la percentuale di soggetti vaccinati all’interno di una comunità è sufficientemente elevata, infatti, la trasmissione dell’infezione incontra maggiori ostacoli e anche i soggetti che, per particolari condizioni di salute non possono ricevere il vaccino (ad esempio per alterazione del sistema immunitario), avranno minori probabilità di infettarsi. Risultano cioè protetti dalle persone vaccinate che li circondano, per quella che viene definita “immunità di gregge”.

Il tema della sicurezza

La formulazione dei vaccini comprende molti ingredienti differenti. Il pregiudizio secondo cui alcuni di questi possano essere pericolosi, non tiene conto delle verifiche cui sono sottoposti tutti i farmaci prima di ottenere la licenza di vendita e del monitoraggio continuo di ciascun evento avverso segnalato dopo la somministrazione.

Possiamo affermare che i vaccini in uso siano i più sicuri per il maggior numero di persone possibile. Resta però, per quanto ridottissimo, un margine di rischio, come avviene per qualsiasi farmaco. Tuttavia, i dati disponibili permettono di verificare che il rapporto tra rischi e benefici mostri una netta sproporzione a favore delle vaccinazioni((http://www.vaccinarsi.org/contro-la-disinformazione/vaccini-non-sono-pericolosi.html))((http://www.cdc.gov/vaccines/vac-gen/safety/)).

In tabella riportiamo l’esempio del vaccino MPR, che ha registrato nel 2014 la maggiore deflazione di copertura vaccinale((fonte: http://www.cdc.gov/vaccinesafety/vaccines/mmr-vaccine.html#safety-data)).

tabella-rischi-vaccinazione

La correlazione causa–effetto

Uno degli argomenti contro i vaccini è la loro presunta correlazione con numerosi effetti negativi. La maggior parte di queste correlazioni, però, si fonda esclusivamente su una sequenza temporale. Il fatto che qualcosa avvenga prima di un’altra non dice nulla su eventuali rapporti tra i due eventi. Ogni correlazione causale tra due eventi deve essere provata al di là di semplici coincidenze, sulla base di rilevanze statistiche.
Ad avvalorare le affermazioni scientifiche concorrono poi, oltre ai dati in sé, anche la condivisione del metodo di raccolta utilizzato, degli strumenti di misura, dei procedimenti di analisi, e di ogni mezzo utile a ripetere il medesimo risultato o a confutarlo.

Falsi storici: il caso dell’autismo

Uno dei miti più diffusi è quello della presunta relazione tra vaccino MPR e autismo. L’ipotesi fu sollevata alla fine degli anni novanta dal medico inglese Andrew Wakefield che pubblicò sulla rivista Lancet un articolo intitolato “Iperplasia ileal-linfo-nodulare, coliti non specifiche e disordini pervasivi dello sviluppo nei bambini” nel quale si sosteneva l’ipotesi che il vaccino MPR potesse indirettamente provocare danni all’encefalo e quindi essere all’origine della sindrome autistica.
La notizia ebbe una vasta risonanza nel mondo scientifico e una notevole eco mediatica. Tuttavia, dopo indagini accurate, l’Institute Of Medicine of the National Academies (IOM), il Centers for Disease Control and prevention, l’American Academy of Pediatrics e l’Oragnizzazione Mondiale della Sanità giudicarono priva di fondamento l’ipotesi di una correlazione causale tra vaccino MPR e autismo.
Nel 2004, poi, quando il reporter Brian Deer rivelò come alla base del lavoro di Wakefield ci fossero interessi economici non dichiarati, i coautori dello studio di Wakefield ritrattarono le conclusioni dell’articolo.

Infine, nel 2006, un’indagine del General Medical Council britannico portò alla radiazione di Wakefield dal Medical register, mentre su Lancet fu pubblicata una completa ritrattazione dell’articolo del 1998, evidenziando che i contenuti del manoscritto erano stati falsificati.
L’accertamento della frode scientifica non ebbe una risonanza mediatica paragonabile a quella conseguente alla pubblicazione di Wakefield del 1998.

Il danno apportato all’immagine dei vaccini venne sanato in ambito scientifico ma non a livello sociale, tanto che ancora oggi quell’episodio viene usato per avvalorare l’ingiustificato rifiuto delle vaccinazioni.

Conclusione

Alla luce di tutto questo si evince quanto sia necessario insegnare e comunicare la scienza, fornendo informazioni corrette provenienti da fonti autorevoli e controllate. E’ fondamentale quindi l’impegno da parte di medici e professionisti del settore di mettersi a disposizione del pubblico, non solo per guidarli nelle scelte, ma anche per sradicare le false credenze che si insinuano sotto forma di dubbio nel pensare comune.
La vaccinazione deve essere considerata come un’opportunità di salute e come un dovere civico a difesa non solo di coloro che non possono essere vaccinati, ma anche dei bambini che, per una colpevole inezia dei genitori, vedono calpestati i loro diritti e corrono il rischio di essere danneggiati da malattie ormai da tempo prevenibili.

2017-05-16T11:33:46+00:00marzo 24th, 2016|Articoli|Commenti disabilitati su Vaccini obbligatori: capiamo perché sono utili e perché non causano l’autismo