50 sfumature d’infrarosso: 2. La ricetta spettrale

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50 sfumature d’infrarosso: 2. La ricetta spettrale

Test Fantasma - Cicap Veneto

© Aleks Falcone – Test “fantasma”, fotografato durante l’esperimento del CICAP Veneto (Padova, 2015)

Un’intera categoria di foto “con fantasma” scattate all’infrarosso presenta una specie di velatura chiara di forma più o meno definita (v. foto). Si tratta di immagini tecnicamente non più sofisticate delle doppie esposizioni che impressionavano il pubblico di cent’anni fa. Eppure riescono ancora oggi a turbare gli “acchiappafantasmi“, più o meno in buona fede, che ci vedono stranezze tali da supporre presenze spiritiche.

Eppure sono evidenti le contraddizioni logiche. Per esempio, non c’è alcun motivo per cui entità invisibili e incorporee siano tuttavia visibili e corporee di fronte ad un’obiettivo fotografico.
In realtà, la stessa esistenza di questi presunti “spiriti” non è un fatto dimostrato. E così, per spiegare presunte anomalie fotografiche si ricorrerebbe a entità la cui esistenza dovrebbe essere dimostrata proprio da quelle foto.
Come se cercassimo di dimostrare l’esistenza di Babbo Natale con l’apparizione dei regali sotto l’albero. Cioè, noi sappiamo che i regali ce li mette qualcuno. Allo stesso modo, anche per quelle fotografie, la spiegazione può essere assai semplice. La ricetta di oggi è proprio quella delle foto con fantasma.

Essendo una ricetta, richiede alcuni ingredienti:

  • Una macchina fotografica modificata IR;
  • un treppiede (per tenere la macchina fotografica ferma);
  • un dispositivo per scatto remoto per evitare vibrazioni indesiderate;
  • un luogo che crea l’atmosfera (il salone di un castello, un antico sotterraneo, una struttura fatiscente…);
  • una torcia elettrica;
  • un amico dotato di lenzuolo regolamentare.

Useremo una reflex IR perché è quella che generalmente usano gli acchiappafantasmi, ma si può ottenere un risultato molto simile anche con una fotocamera non modificata. Unico requisito indispensabile è poter impostare un tempo di esposizione lungo, tra 10 e 40 secondi o più.

Allora, raccolto il materiale, ci si reca nel luogo adatto, che abbia la giusta atmosfera da fantasmi. Funziona bene anche qualunque altro posto. Basta che sia buio abbastanza da usare tempi lunghi per lo scatto. Ma, in fondo, perché accontentarsi di un semplice tinello quando possiamo avere una cantina umida e tetra o addirittura le segrete di un castello medievale?

Ora scegliamo l’inquadratura. Un angolo suggestivo, magari con una porta o un passaggio da dove il fantasma possa fare il suo ingresso. Piazziamo la fotocamera sul treppiede e la impostiamo in manuale. Il diaframma abbastanza chiuso (f8 o f11) per avere sufficiente profondità di campo, gli ISO non oltre 400 e per la messa a fuoco (non usate l’autofocus!) la parete sul fondo.
Queste indicazioni sono indicative, eh. Ognuno poi si regola a seconda delle condizioni di luce e delle caratteristiche dell’apparecchio.

Siamo pronti. Spegniamo la torcia elettrica ed esponiamo per circa 20 secondi la scena. Va usato un cavo per lo scatto remoto o un telecomando, per evitare qualsiasi vibrazione o movimento della macchina fotografica. Questo primo scatto non avrà alcuna “anomalia”. Ci serve per verificare le impostazioni ed eventualmente aggiustarle. E serve soprattutto per ottenere una immagine “pulita”, senza il fantasma, da usare successivamente per confronto.

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© Aleks Falcone – Test “fantasma”, fotografato durante l’esperimento del CICAP Veneto (Padova, 2015)

A questo punto, entra in gioco il nostro amico lenzuolato. Il suo compito è passare nell’inquadratura lentamente, al buio, mentre l’esposizione è in corso. Muovendosi, il “fantasma” non rimarrà abbastanza a lungo in un punto per essere ripreso in modo definito. Il sensore registrerà la sua presenza come un alone semitrasparente che attraversa l’immagine. Lo sfondo, invece, sarà chiaro e definito come nell’immagine di prova.

Effettuando più scatti, con lo spettro che passa più o meno velocemente, potremo ottenere una serie di immagini in cui l’alone sia più o meno solido e definito. Otterremo tante gradazioni di fantasma. Un sacco di sfumature d’infrarosso.

Tutto qui, la tecnica è questa. Il resto è sperimentazione artistica. Possiamo far fermare il fantasma qualche secondo durante la passeggiata, ridurre o allungare il tempo d’esposizione, giocare sui colori, sui riflessi di oggetti metallici, addirittura con piccole luci da far balenare, o con lampade all’infrarosso, e così via.

Una sera di primavera, in un luogo antico e buio, anche noi abbiamo giocato un po’ con questi effetti. Nel prossimo articolo vedremo il racconto dettagliato della nostra sperimentazione.
Nel frattempo, come sempre, per qualsiasi richiesta, commento, curiosità, non esitate a contattarci.

2016-09-15T20:24:55+00:00giugno 10th, 2016|Articoli|Commenti disabilitati su 50 sfumature d’infrarosso: 2. La ricetta spettrale