Il nostro test sul K-II EMF Meter – Terza parte

//Il nostro test sul K-II EMF Meter – Terza parte

Il nostro test sul K-II EMF Meter – Terza parte

Il nostro test sul K-II EMF Meter
di Daniele Bolognari e Luca Bona – Terza parte

Nei precedenti due articoli abbiamo descritto le caratteristiche del K-II EMF Meter e le prove che abbiamo effettuato. Di seguito le conclusioni cui siamo giunti.

Conclusioni
Dall’esame del circuito elettrico dello strumento è emerso che l’elemento che svolge la funzione di rilevatore di campi EMF è di tipo non selettivo, il che fa sì che il dispositivo è in grado di rilevare tutti i campi di frequenza compresa tra pochi Hz e le radiofrequenze, ben oltre quindi i valori (50 -20.000 Hz) dichiarati dal costruttore.

Dai test effettuati in camera anecoica è emerso che lo strumento è sensibile alle emissioni a radiofrequenza fino a 6 GHz e in particolare alle frequenze utilizzate dalle tecnologie GSM, UMTS, LTE della rete della telefonia mobile. Le stazioni radiobase (meglio conosciute come celle) utilizzate per la telefonia mobile, al fine di garantire una copertura ottimale del territorio, trasmettono con potenze dell’ordine della decina di Watt in modo da coprire distanze superiori ai 15 km e raggiungere, in una certa misura, l’interno degli edifici.

Nel caso delle reti per la trasmissione dati di tipo Wi-Fi operanti sulla banda di frequenza compresa tra i 4,5 e i 6 GHz, comunemente utilizzate in ambito commerciale per effettuare collegamenti digitali a media distanza, quali impianti d’allarme, domotica, trasmissione dati, sistemi di videosorveglianza ecc., in un determinato punto di rilevamento risulta impossibile determinare con precisione la presenza costante di emissioni in radiofrequenza. Gli apparati utilizzati per tale tecnologia cambiano infatti periodicamente frequenza in modo automatico, non appena viene rilevato un rapporto sfavorevole tra segnale e disturbo.

È da tenere presente che il campo emesso dai suddetti trasmettitori può essere soggetto a rifrazioni e riflessioni casuali causate da ostacoli naturali o artificiali e ciò spiega l’occasionale segnalazione da parte dello strumento della presenza di un campo elettromagnetico di cui non è possibile individuare immediatamente la sorgente.

Il sito del costruttore dello strumento non fa alcun riferimento al suo utilizzo nell’ambito del paranormale. Lo strumento è stato progettato per rilevare il campo elettromagnetico proveniente dalle apparecchiature di casa e per dare una misura generale della sua intensità. In realtà però lo strumento risulta sensibile ai campi elettromagnetici provenienti da un numero molto elevato di sorgenti radio.

Una prima versione del K-II EMF Meter che è ancora in commercio è dotata di un pulsante che permette quell’uso dello strumento osservato da Kenny Biddle nel suo articolo: “Poiché l’auto-test del dispositivo fa sì che tutti e cinque i Led si illuminino due volte e quando l’alimentazione viene interrotta il primo Led si spegne… possiamo tornare indietro ai primi utilizzi del dispositivo in alcuni popolari spettacoli televisivi e vedere che il comportamento dello strumento era probabilmente dovuto a questa causa piuttosto che a una qualsiasi comunicazione con gli spiriti”. Come già scritto nel precedente articolo non esiste alcun motivo logico del perché l’auto-test debba avvenire con queste modalità. Quel che risulta evidente è che tale modalità ha certamente contribuito al successo dello strumento presso i Ghost hunters.

Come già descritto nel secondo articolo, abbiamo verificato che lo strumento posto all’interno della camera anecoica, schermata rispetto ai campi EMF, non ha rilevato la presenza di campi EMF, confermando così che in assenza di campi lo strumento non fornisce false indicazioni [1].

I test effettuati nella struttura fortificata seminterrata della Golena San Massimo di Padova, che ben si presta allo scopo e a cui si riferisce l’immagine seguente [2], non hanno evidenziato comportamenti anomali del K-II EMF meter che ha segnalato solamente i campi EMF generati dalle nostre attrezzature.

Fanta 01

Non c’è nessuna prova a supporto dell’affermazione che i “fantasmi” abbiano un qualche effetto sul campo elettromagnetico o che qualsiasi strumento misuratore di campi elettromagnetici abbia la capacità di rilevare o di essere manipolato da un “fantasma” [3].

Noi, a seguito delle prove eseguite, di certo possiamo affermare che lo strumento segnala le emissioni di campi EMF interpretabili come dovute a dispositivi e ad apparecchiature che di paranormale non hanno proprio nulla.

 


Note

1 – Se non disponete di una camera anecoica potete fare alcune verifiche utilizzando un comune forno a microonde che risulta schermato (anche se in modo imperfetto) rispetto ai campi elettromagnetici. N.B. vi consigliamo di scollegare prima il cavo di alimentazione per non rischiare di friggere lo strumento! Attraverso il vetro potete verificare che lo strumento posto al suo interno, a porta chiusa non rileva alcun campo, mentre a porta aperta rileverà i campi EMF prodotti da un cellulare, un ricetrasmettitore, un cordless ecc.

2 – Trattasi di un fermo immagine del video effettuato totalmente al buio (abbiamo spento tutti i sistemi elettrici di illuminazione di cui è dotata la struttura per eliminare ogni possibile sorgente di campi EMF) utilizzando una videocamera sensibile all’infrarosso e relativo illuminatore. A destra si intravede il “fantasma” interpretato da Giulia per il servizio fotografico dii Alessandro Falcone 50 sfumature d’infrarosso: L’indagine fantasma.

3 – In più occasioni da parte di chi crede nell’esistenza dei fantasmi e in generale dei fenomeni paranormali, ci è stato riferito del caso del “Fantasma Azzurrina”. A costoro rispondiamo che il Cicap se ne è occupato anni fa e i risultati di tale indagine, che smentiscono l’esistenza del “fantasma”, sono stati resi pubblici in più occasioni, come ad esempio nel corso della conferenza tenutasi a Padova il 1 dicembre del 2015 il cui video è disponibile qui di seguito:

2017-09-05T09:51:28+00:00luglio 29th, 2016|Articoli|Commenti disabilitati su Il nostro test sul K-II EMF Meter – Terza parte