Lo scorso 2 maggio, il Corriere del Veneto dà la notizia della morte di una psicoterapeuta quarantatreenne che ha rifiutato le cure contro il cancro riconosciute dalla comunità scientifica in favore del Metodo Hamer o della Nuova medicina Germanica.

Come ricordato nello stesso articolo che dà la notizia, il Corriere si era già occupato in passato del metodo Hamer e di come le pseudomedicine proposte da medici compiacenti (spesso radiati o sotto inchiesta da parte dell’Ordine dei medici) o da ciarlatani senza titoli possano costituire un pericolo mortale per chi vi si affida fideisticamente.

La costituzione prevede il diritto a scegliere liberamente se e come curarsi ma il codice di deontologia medica prevede anche che questa scelta sia preceduta da un’adeguata informazione.

Informazione che evidentemente in casi come questo è mancata.

Marta non è stata l’unica vittima

Così come era mancata nel caso di un’altra vittima di Hamer, Eleonora Bottaro. Ragazza, educata da genitori che credevano ciecamente nel metodo Hamer e cresciuta nella convinzione che la chemioterapia, che permette la guarigione del 90% di casi come il suo, fosse “velenosa”. È morta anche lei perciò in seguito al rifiuto, in questo caso disinformato, di seguire terapie efficaci.

Si tratta di una morti per “non cura”

Nella medicina scientifica si è vista una progressiva modifica delle percentuali di guarigione dalle forme di cancro che è passata da meno del 10% degli anni 50 a oltre il 50% degli anni attuali.
Fra le varie forme di neoplasie alcune hanno al giorno d’oggi percentuali di guarigione che raggiungono il 90%.
Le cure alternative invece mantengono le percentuali di (in)successo che si avrebbero in assenza di cure.
Quindi chi usa le cure più moderne può avere ragionevoli speranze di guarigione, mentre chi usa le forme alternative ha le stesse aspettative di sopravvivenza di chi non fa alcuna terapia.
E d’altronde il metodo Hamer prevede proprio che non si faccia nulla e che si aspetti l’evoluzione naturale della situazione.